6 febbraio 2012

Lo stupro di gruppo della Cassazione scatena polemiche

Ha creato una miriade di polemiche una recente pronuncia della Suprema Corte di Cassazione che ha stabilito la non obbligatorietà del carcere preventivo per chi è indagato di violenza sessuale in concorso con altri, polemiche in gran parte determinate da una come spesso erronea sintesi giornalistica che ha trasformato tale decisione in un clamoroso “non più galera per gli stupratori di gruppo !”

Ora, se possono apparire comprensibili le reazioni “a caldo” dei non addetti ai lavori, soprattutto a fronte di titoli giornalistici di siffatta portata, riesce meno comprensibile condividere la perdurante posizione di molti anche dopo le, a quel punto opportune, precisazioni della Corte stessa la quale ha ben puntualizzato i reali termini della questione.

La Corte di Cassazione infatti non ha ovviamente detto che non si deve disporre la misura cautelare più gravosa (il carcere) nei confronti di chi è indagato per un grave reato come quello di cui si discute, ma ha solo specificato che non è vietato per legge al Giudice di merito di applicare in casi del tutto particolari e specifici anche una diversa e meno afflittiva misura tra quelle previste dall’ordinamento, ed in attesa del processo di merito, qualora le specifiche esigenze cautelari del caso concreto risultino ugualmente tutelate.

In pratica la Cassazione ha solo escluso che sia stato riesumato il vecchio istituto del mandato di cattura obbligatorio preveduto dal codice previgente per taluni reati e che tante critiche aveva a suo tempo sollevato, restituendo al singolo Magistrato affidatario della singola questione la discrezionalità di valutare caso per caso la scelta della misura cautelare più idoenea a salvaguardare le concrete esigenze cautelari del caso concreto.

Non capisco francamente dove sia lo “scandalo” o il “vulnus” inferto alle donne che a quel punto “non troverebbero più  il coraggio di denunciare il branco degli stupratori”, come pure ho sentito dire da persone anche di comprovata competenza?

E’ ovvio che se ne sussisteranno i presupposti il Giudice disporrà la custodia in carcere dell’indagato a tutela della parte lesa denunciante in preciso rispetto di quanto stabilito dalla Cassazione che, lo si ripete, non ha affatto vietato il carcere per gli stupratori (SIC !), mentre, in caso contrario, potrà di nuovo disporre (come era stato originariamente previsto dal legislatore del 1989) anche un diversa misura come quella della carcerazione domiciliare che resta pur sempre una forma di detenzione, è bene ricordarlo, contrariamente a quanto paiono pensare i più.

Mi limito peraltro ad osservare che stiamo pur sempre parlando di misure cautelari preventive, ossia di vincoli alla libertà delle persone applicate prima che un soggetto sia stato accertato colpevole di un reato, e che quindi occorrerebbe sempre usare molta cautela prima di “sbattere in galera” chi nel futuro potrebbe anche (visto che è successo) risultare innocente, ragion per cui stabilire che mettere in prigione qualcuno prima del processo non sia per forza l’unico modo per fare giustizia in Italia non mi pare decisione poi così censurabile.

Se a seguito di tale decisione della Cassazione infatti un Giudice dovesse applicare ad un futuro indagato di violenza sessuale di gruppo la misura cautelare degli arresti domiciliari invece di quella della custodia in carcere e sulla base di specifici e peculiari elementi in suo possesso, ciò significa che senza quella criticata Sentenza egli avrebbe dovuto mettere una persona di più in prigione  senza che questo fosse necessario, e sinceramente mi dispiace che questo possa “scontentare” qualcuno, donne incluse…

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5 Commenti a “Lo stupro di gruppo della Cassazione scatena polemiche”

  1. maria cristina barbieri scrive:

    D’altra parte la norma che prevedeva l’obbligatorietà della custodia cautelare in carcere aveva un significato fortemente simbolico e politico. E infatti la sentenza è criticata dalle esponenti donne di entrambe le parti politiche, compresa Giulia Bongiorno, che di diritto ne capisce, ma che evidentemente preferisce difendere le scelte fatte a scapito dei principi garantistici che comunque devono assistere la restrizione della libertà personale, in particolare dell’imputato.

  2. giovanni scrive:

    Ho pensato a lei quanto ho letto il corriere sulla faccenda e mi chiedevo se i termini della questione erano quelli oppure…

    Grazie.

  3. Isabella Cacciari scrive:

    Si potrebbe anche aggiungere che nel suo comunicato stampa la Corte
    di Cassazione si sente in dovere di chiarisce che, proprio nel caso di specie, gli indagati sono rimasti in carcere.

    Quanto poi alla stessa “necessità” del comunicato stampa della Suprema Corte, emanato per “sedare gli animi”, a me pare che ciò non sia affatto un buon segno e che sia collegato all’intemperanza di altri i quali, invece che fare seriamente il proprio delicatissimo lavoro di comunicazione, straparlano -sui giornali e non solo, ma comunque pubblicamente- di cose che non conoscono.

    Il che è ancora più assurdo perchè, in effetti, la lettura e comprensione delle sentenze della Corte non è di tale difficoltà da non poter essere affrontata da -quasi- chiunque e, sicuramente, da chi si picca di esternare pubblicamente giudizi così superficiali.

    Costoro, tra l’altro, hanno uno specifico e rigoroso dovere di informarsi compiutamente, prima di prendere in mano la penna.

  4. Andrea Asnaghi scrive:

    Caro Davide,
    non so a Te ma a me questi fatti ricordano molto la famosa sentenza di Cassazione passata alla storia come quella per cui ” con i jeans non c’è stupro”.
    Anche in quel caso, le osservazioni della Corte erano state assolutamente travisate (e non solo da un punto di vista strettamente giuridico, ma anche banalmente logico).
    Non che le osservazioni della Suprema siano sempre intoccabili, anzi… proprio qui mi è capitato di porre delle critiche anche decise, ma .. di testa e non di pancia.

    Sembra che quando si è di fronte a certe questioni, la sensibilità giuridica (che è sensibilità civile ed etica, non dimentichiamolo) venga superata da atteggiamenti di tipo viscerale.
    Credo che così facendo, purtroppo, gli stessi difensori degli ideali che vengono messi in pericolo (chiariamolo subito: lo stupro è una schifezza orribile e barbara, senza se e senza ma) rischino di far “perdere terreno” a ciò che vorrebbero difendere (come capita ad ogni intolleranza, ad ogni oltranzismo).

    Stupidi e poco deontologici i giornalistici che “scooppano” in tal modo (ma perchè quando parlano di qualcosa che conosco bene, constato che i giornalisti dicono quasi sempre delle … ehnm … “imprecisioni” ?).
    Ultra stupidi i molti politici e persone in vista che, a differenza di molta gente comune, avrebbero ogni mezzo per informarsi correttamente e con profondità (ammesso che lo facciano nelle altre materie di cui si occupano…) e invece aprlano a vanvera.
    Una riflessione sulla gente comune: dovremmo imparare ad avere una cultura non televisiva (tempo dell’approfondimento: 25 secondi netti circa) e a dedicare più tempo a capire ciò di cui pretendiamo di parlare

    Infine un complimento a Te, che riesci spesso a dare un taglio professionale, portando valore a Postilla, come luogo in cui i temi professionali incontrano anche le curiosità e gli interessi comuni (e le spiegano BENE: sarà forse per questo- meno teste pensanti in giro – che vogliono far fuori i professionisti con liberalizzazioni insensate ? :-) )

  5. giovanni scrive:

    Avvocato,
    le lancio una proposta di “post” che non so se sia adatta allo spazio di “postilla”.

    Perchè in italia esiste il cosiddetto supermarket delle sentenze della corte di cassazione? Ossia basta cercare e si trovano orientamenti che si vogliono?

    Mi scusi l’impudenza del suggerimento.
    Saluti.

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